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Rubrica in Italiano incha Allah in questa rubrica saranno postati tutte informazioni o sugetti in lingua italiana

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Vieux 09/08/2008, 11h42
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Thumbs up “Se Mohammed VI° apprezza il fatto che io parli francamente..."

بسم الله الرحمن الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo


“Se Mohammed VI° apprezza il fatto che io parli francamente ed è capace di garantire la mia sicurezza... allora sì, verrò a vivere in Marocco!”.

Intervista a Oum Obeyda Malika El Aroud (hafizahAllah)

di Mohamed Alkhoudri – 5 luglio 2008


Come si è trasformata dalla ribelle di famiglia, quella lontana dalla religione, in una donna impegnata religiosamente, e sostenitrice dei movimenti jihadisti?

La rivolta nella mia famiglia è abbastanza complessa, e non posso dunque risponderle in poche righe. Per questo, le suggerisco di leggere il mio libro, o se preferisce posso inviarle il capitolo in questione, che occupa comunque qualche pagina.
Se mi sono trovata così lontana dalla mia religione, è senza dubbio dovuto al fatto di passare più tempo con dei non-musulmani, 6 giorni su 7, dalle 8 del mattino alle 18 la sera, e spesso anche la domenica, in gita scolastica.
Ma alhamdulillah, più tardi Allah mi ha guidata; allora ero già un’adulta, con una figlia. A partire da quell’istante, ho cercato di saperne di più, e certamente questo mi ha riavvicinata alla mia comunità. Era il 1991; mi interessai allora più da vicino all’attualità internazionale. Vedevo che nulla cambiava riguardo alla Palestina, più tardi scoprii la guerra in Cecenia. L’ipocrisia mondiale si disegnava poco a poco nei miei pensieri e mi rendevo conto di far parte di una nazione aggredita fin dall’avvento dell’Islâm. Ignoravo la storia dei Musulmani e me lo rimproveravo. Ho approfondito allora i miei studi, fino a non lasciar sussistere più alcun dubbio in me stessa: la guerra non è mai finita contro l’Islâm e i Musulmani. Più gli anni passavano, anzi, più la vedevo peggiorare. Gli Ebrei in Palestina, i Russi in Cecenia e in Afghanistan, e poi l’embargo, così come in Irâq, dove vi erano circa un milione di bambini iracheni uccisi, che non sembravano affatto commuovere l’opinione pubblica internazionale...
Sono diventata “una sostenitrice dei movimenti jihadisti” a causa dei massacri, degli stupri ai danni dei miei fratelli e sorelle, oltre al saccheggio delle nostre ricchezze e l’ingerenza di questi gangsters sulle nostre terre.
È dunque evidente che la guerra è dichiarata contro l’Islâm e i Musulmani, e cos’altro fare, per difendersi, se non prendere le armi? Perciò sono favorevole alla lotta armata, il solo mezzo per far cessare questo massacro, le torture e gli stupri contro i nostri fratelli e sorelle.

Il suo matrimonio con Abdessatar Dahman “Abou Oubayda” ha cambiato la sua vita radicalmente. Come vi siete conosciuti? E quali cambiamenti sono avvenuti nella sua vita?

Non desidero rispondere a questa domanda, troppo personale.

Com’è trascorso il suo soggiorno in Afghanistan?

Ero felice in Afghanistan, mi sentivo bene nella mia pelle. Avevo finalmente trovato un posto che faceva per me, dove potevo vivere la mia religione al 100%, circondata dai miei simili.
Potevo finalmente cominciare a vivere realmente, in questo Paese ho trovato la solidarietà e l’amore “fillah” tra fratelli e sorelle. Per la prima volta in vita mia mi sono sentita a casa. Era straordinario. Ci ritornerò inshaAllah, quando gli psicopatici americani saranno stati sterminati dai nostri Mujâhidîn.

Dopo gli attentati dell’11 settembre, lei è stata arrestata, con delle altre donne, dagli uomini di Shah Massoud, che non hanno scoperto la sua identità. Potrebbe parlarci di questo periodo?

Ammetto di aver avuto molta paura. Allora ho compreso di dover provare ad Allah fino a che punto io mi rimetto a Lui. Lo pregavo e invocavo costantemente di liberarci e di nascondermi agli occhi dei miei nemici. Quel periodo di 19 giorni è stato durissimo, ma allo stesso tempo mi ha rafforzato nelle mie convinzioni e mi ha dimostrato perfettamente chi sono i miei nemici e chi sono i miei veri fratelli e sorelle. E soprattutto mi ha avvicinata moltissimo ad Allah (subhânaHu waTa’ala). Ho raccontato tutti i dettagli nel mio libro, ancora una volta è impossibile rispondere alle sue domande in due righe.

Un agente dei servizi segreti belgi ha dichiarato al New York Times che sono stati loro a farla uscire dall’Afghanistan, in cambio della sua cooperazione, ma che lei li ha imbrogliati. Qual è la sua verità a proposito?

Questo agente ha mentito, sono stati i Mujâhidîn che mi hanno fatta uscire dall’Afghanistan. Non c’è stata alcuna cooperazione da parte mia, hanno mentito ancora una volta.
Il Belgio non ha fatto altro che reimpatriarmi dalla sua Ambasciata, è il loro lavoro. Non ho imbrogliato nessuno, non ho fatto che rispondere alle loro domande, e certamente alcune di esse sono rimaste senza risposta, perché non avevo nulla da insegnare loro. Fino ad oggi, le stesse domande si ripetono, come in Svizzera, e le mie risposte sono le stesse. Non è cambiato nulla.
In verità, questi agenti non accettano le mie risposte, perché non vanno nel senso da loro sperato, e perché mi sono schierata dalla parte dei Talibani e di Al Qa’ida acclamandolo a gran voce. In questo senso, ho dato loro un enorme schiaffo.

Lei è considerata come la nemica numero 1 dei servizi segreti europei, a causa dei suoi scritti; eppure, malgrado l’abbiano arrestata più volte, non l’hanno mai incarcerata. Come lo spiega?

Hanno paura dei miei scritti, perché vi trovano la verità riguardante i loro crimini, la loro ingiustizia... E vedono che senza paura faccio appello a resistere contro le guerre condotte in Afghanistan, in Irâq, in Palestina, in Cecenia, in Kashmir. Poiché dico alla gente: “Guardate come ai nostri fratelli viene impedito di raggiungere il fronte per difendere i nostri fratelli e sorelle aggrediti”.
Non possono incarcerarmi per delle parole di verità, tutti sanno che è la guerra. La resistenza è un atto legittimo. E se dovessero imprigionarmi per questo, agirebbero contro le loro stesse leggi, e per me sarebbe una vittoria. Dimostrerei in tal modo ancora maggiormente la legittimità di resistere, e degli uomini si alzeranno più numerosi e raggiungeranno l’esercito dello Stato Islamico d’Irâq e d’Afghanistan. E questo è il mio obiettivo. Sono profondamente ferita per ciò per subisce la mia Nazione. Come si può guardare e restare in silenzio?...

Lei ha dichiarato che i suoi articoli sono delle bombe. Perché?

Sì, li considero come una bomba, perché è diventato un vero Jihâd osare parlare, oggi.
Perché spingono gli uomini a riflettere, a rimettersi in questione.
Gli uomini arabi, soprattutto, sono molti fieri e orgogliosi di vedere una donna esporsi così, e io do l’esempio, affinché si alzino e ci liberino dai banditi che insudiciano le nostre terre e le svaligiano.

Alcuni osservatori ritengono che il ruolo delle donne nei movimenti jihadisti divenga sempre più importante. Lei condivide questa opinione? E come lo spiega?

Sono d’accordo con loro. Il Jihâd è un dovere per ogni Musulmano, uomo e donna. Noi donne sentiamo che ci riguarda così come riguarda gli uomini. Le donne non sono risparmiate, vengono violentate e subiscono i peggiori tormenti durante l’invasione del nemico. Ricordatevi delle immagini di Abu Ghraib in Irâq, hanno fatto il giro del mondo e sono vive nelle memorie. I loro bambini vengono massacrati. Dunque bisogna che ognuna di noi si alzi in piedi dinanzi a questi assassinii, altrimenti domani non vi sarà più alcun Musulmano sulla terra. Inoltre, l’esercito dei crociati è composto anche da donne. Perché, dunque, sembra stranno che la donna Musulmana prenda le armi?

Lei ha scritto “I Soldati di Luce”. Perché scriverlo? E pensa che abbia raggiunto il suo scopo?

Ho scritto “I Soldati di Luce” per far tacere i mass media menzogneri, che raccontano qualsiasi cosa. Quando ho visto come la Svizzera ha brandito il mio libro durante gli interrogatori, e il loro odio contro questo libro, allora... sì, penso che abbia raggiunto il suo obiettivo.

Anni fa, lei non padroneggiava l’arabo. È ancora così?

Disgraziatamente sì, è ancora così. Aspetto di ritornare in Afghanistan per potermi finalmente rimettere a studiare l’arabo, perché qua non posso seguire le lezioni.

Qual è la sua relazione con Tangeri?

Tangeri è la mia città natale, ne conservo dei piacevoli ricordi e mi manca molto.

Pensa un giorno di poter visitare il Marocco, o di risiedervi?

Le confesso che, quando ho visto come è stata gettata per terra la sorella Fatiha Alhaddad Oum Bilal, con il suo neonato in braccio, da questo vigliacco sotto forma “umana”, ciò mi fa passare ogni desiderio di visitare il Marocco. Se Mohammed VI° apprezza il fatto che io parli francamente ed è capace di garantire la mia sicurezza... allora sì, verrò a vivere in Marocco!


L’articolo in arabo:

http://www.elaph.com/ElaphWeb/Akhbar...8/7/347357.htm

L’articolo in francese :

http://www.minbar-sos.com/forum/actu...-marocain.html

traduzione italiana:

AmatAllah (il blog-biblioteca di Umm Usama): malika oum obeyda
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