![]() |
![]() |
|
|||||||
| Rubrica in Italiano incha Allah in questa rubrica saranno postati tutte informazioni o sugetti in lingua italiana |
![]() |
|
|
LinkBack | Outils de la discussion | Modes d'affichage |
|
|||
|
بسم الله الرحمان الرحيم Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo Breve biografia dello shahîd shaykh 'Abdullah 'Azzam (che Allah l'Altissimo abbia Misericordia di lui) 'Abdullah Yusuf 'Azzam (rahmatullah 'alayhi) nacque nel villaggio Nord Palestinese di Selath al-Harithiya, nella provincia di Jenin, nel 1941. Suo padre si chiamava Mustafa 'Azzam e morì un anno dopo l'assassinio di suo figlio. Fu allevato in una dimora umile, in cui gli venne insegnato l'Islâm e in cui fu nutrito dell'amore per Allah ('azza waJalla) e il Suo Messaggero (sallAllahu 'alayhi waSallam), per coloro che hanno un comportamento gradito ad Allah, e per le persone rette e pie. In giovane età 'Abdullah si distinse per la diffusione della da'wah e per la sua devozione. Ben presto la sua intelligenza venne riconosciuta dagli insegnanti. Si unì al Movimento Islamico e divenne noto per la sua perseveranza e per la sua serietà nello svolgere i compiti affidatigli. Conseguì il diploma al College Khaldori e lavorò come insegnante nella Giordania meridionale. Nel 1966 si iscrisse allo Shari'ah College nell'Università di Damasco, dove ottenne la laurea in Shari'ah. Nel 1967, dopo che gli israeliani ebbero occupato la West Bank, emigrò in Giordania poiché non sopportava di vivere sotto la loro occupazione. Quando i loro carri armati avanzarono senza alcuna resistenza, divenne determinato ad imparare a combattere: dalla Giordania si unì al Jihâd contro l'occupazione sionista. In seguito ottenne un master all'Università di Al-Azhar al Cairo. Nel 1970, dopo che il Jihâd fu abbandonato dalle forze dell'OLP, lo shaykh accettò un posto d'insegnante all'università giordana di Ammah, dove meritò una borsa di studio che gli permise di ottenere il Dottorato in "Usûl al-Fiqh". Nella sua permanenza in Egitto conobbe la famiglia di Sayyid Qutb (rahmatullah 'alayhi). Shaykh 'Abdullah 'Azzam partecipò a lungo al Jihâd in Palestina; tuttavia, gli dispiaceva che le persone impegnate in questa lotta fossero sviate, lontane dall'Islâm. Raccontò in seguito il modo in cui la gente passava la notte, giocando a carte e ascoltando musica, nutrendo nonostante ciò l'illusione di compiere il Jihâd per liberare la Palestina. Lo shaykh ricordò che sulle migliaia di persone che si recavano al fronte, coloro che compivano la Salat in comune erano talmente pochi che si potevano contare. Cercò dunque di guidarli all'Islâm, ma invano. Un giorno, chiese ad un cosiddetto "mujâhid" che religione ci fosse dietro la rivoluzione palestinese, e l'uomo rispose chiaramente e senza esitare: "Questa rivoluzione non ha alcuna religione". Questa fu la goccia che fece traboccare il vaso. Lo shaykh 'Abdullah 'Azzam lasciò la Palestina e si recò in Arabia Saudita, dove insegnò nelle università. Quando realizzò che senza una forza organizzata la Ummah Musulmana non sarebbe mai stata vittoriosa, il Jihâd e le armi divennero le sue sole preoccupazioni e prese a dedicarvi tutto il suo tempo; diceva: "Nessuna conferenza, nessun negoziato, nessun dialogo: il Jihâd e il fucile". Mettendo in pratica ciò che predicava, lo shaykh 'Azzam fu uno dei primi Arabi a raggiungere il Jihâd afghano contro i comunisti dell'URSS. Nel 1979 lasciò il suo posto di insegnante all'università del re Abdul-'Azîz, a Jeddah, e si trasferì ad Islamabad, in Pakistan per poter essere vicino al Jihâd Afghano; lì conobbe i leader di tale Jihâd. Fu nominato nell'Università Internazionale Islamica di Islamabad, ma poco dopo rassegnò le dimissioni per potersi dedicare totalmente al Jihâd in Afghanistan. Fu grandemente influenzato dal Jihâd Afghano, e questo da lui, dal momento che ne divenne la figura più prominente, accanto ai leader Afghani. Shaykh Usama bin Ladin (hafizahullah), che ebbe modo di conoscerlo e di partecipare alla lotta accanto a lui, disse, ricordandolo, che oggi non vi è una donna che possa partorire un uomo del suo valore. All'inizio degli anni '80, lo shaykh 'Azzam si recò sul campo di battaglia del Jihâd Afghano; in questo combattimento trovò la realizzazione del suo percorso, e l'amore della lotta sulla Via di Allah, così come disse il Messaggero di Allah (sallAllahu 'alayhi waSallam): "Un'ora di combattimento nella Via di Allah vale più di settant'anni passati in preghiera a casa propria" (riportato da At-Tirmidhi e Hakim). Ispirato da questo hadîth, lo shaykh 'Abdullah 'Azzam emigrò con tutta la sua famiglia a Islamabad, in Pakistan, per essere vicino al campo di battaglia, e poco dopo si trasferì a Peshawar, per essere ancora più vicino al campo del Jihâd e del Martirio. A Peshawar, fondò Baytu-l-Ansâr, un ufficio di sostegno ai Mujahidîn che accorrevano volontari da tutte le parti del mondo per essere di sostegno ai loro fratelli afghani, e per la gestione dei progetti di aiuto alla causa. Sul campo di battaglia, lo shaykh giocò con eleganza il ruolo di combattente, vivendo un'epopea generosa di eroismo. Partecipò direttamente al Jihâd afghano, benché avesse più di 40 anni, attraversando l'Afghanistan dal nord al sud e dall'est all'ovest, nelle montagne innevate e durante la stagione calda, a piedi o a dorso d'asino. I giovanotti che erano con lui si stancavano, ma non lo shaykh 'Azzam! In Afghanistan, viaggiò per tutto il Paese, visitando la maggior parte delle province e delle città, come Lujer, Qandahar, Hindukush, la valle di Binjistr, Kabul e Jalalabad. Questi viaggi gli permisero di essere testimone coi suoi occhi della lotta eroica di gente semplice che sacrificava tutto ciò che aveva – cominciando dalla sua stessa vita – per la supremazia del Dîn dell'Islâm. Di ritorno a Peshawar, parlava senza sosta del Jihâd, predicando per la riunificazione dei comandanti mujâhidîn divisi, e invitando coloro che ancora non avevano raggiunto la terra del Jihâd a prendere le armi e a seguirlo al fronte, prima che fosse troppo tardi. Tentò con ogni mezzo di promuovere il Jihâd Afghano in tutto il mondo, specialmente tra la Ummah Musulmana. Contribuì a mutare le idee dei Musulmani a proposito del Jihâd e a far capire loro come il Jihâd chiami in causa l'intera Ummah Musulmana. Viaggiò in tutto il mondo invitando i Musulmani ad unirsi per la difesa della loro religione e delle loro terre. Scrisse un certo numero di opere sul Jihâd, come "Raggiungi la Carovana", "La Difesa delle terre Musulmane", "I Segni del Misericordioso nel Jihâd Afghano", ecc. Grazie ai suoi sforzi, il Jihâd Agfhano divenne universale e Musulmani da ogni parte del mondo vi parteciparono. Il Jihâd in Afghanistan ha reso, per Misericordia di Allah (SWT), 'Abdullah 'Azzam il principale pilastro del movimento per la rinascita del Jihâd dei tempi moderni. Egli è diventato un modello per le giovani generazioni che hanno risposto alla chiamata al combattimento per la Causa di Allah (SWT). Una volta disse: "Sento di avere solo nove anni. Un anno e mezzo nel Jihâd in Palestina e sette anni e mezzo nel Jihâd Afghano. Il resto degli anni non hanno valore". La sua vita ruotava attorno ad un obiettivo: lo stabilimento sulla terra della Legge di Allah, essendo questa la responsabilità evidente di ciascun Musulmano. Allo scopo di compiere la nobile missione della ricostituzione del Khilafah (Califfato), lo shaykh si concentrò sul Jihâd, ritenendo che esso dovesse continuare finché il Califfato fosse ristabilito, e la Luce dell'Islâm potesse quindi brillare sul mondo intero. Lo shaykh 'Abdullah 'Azzam compì il Jihâd in tutte le maniere possibili, rispondendo all'appello di Allah ('azza waJalla): Leggeri o pesanti, lanciatevi nella missione e lottate con i vostri beni e le vostre vite. Questo è meglio per voi, se lo sapeste! (Corano IX. At-Tawba, 41) Educò la sua famiglia con questo spirito, in modo tale che sua moglie, per esempio, si impegnò nella cura degli orfani e in altri compiti umanitari in Afghanistan. Lo shaykh rifiutò posti di insegnante in numerose università, dichiarando che non avrebbe lasciato il Jihâd se non dopo aver raggiunto il martirio. Non smetteva di ripetere che il suo obiettivo finale era la liberazione della Palestina. Diceva: "Non lascerò la terra del Jihâd se non in questi tre casi: o sarò ucciso in Afghanistan, o sarò ucciso a Peshawar, oppure sarò arrestato ed espulso dal Pakistan". Dal suo pulpito, lo shaykh 'Azzam ripeteva senza sosta la sua convinzione che: "Il Jihâd non deve essere abbandonato finché Allah Solo sia adorato. Il Jihâd deve continuare finché il Nome di Allah sia elevato più Alto. Il Jihâd deve continuare finché tutti i popoli oppressi siano liberati. Il Jihâd deve continuare per proteggere la nostra dignità e per recuperare le nostre terre occupate. Il Jihâd è il mezzo per ottenere la gloria eterna". La storia, e tutti coloro che hanno conosciuto bene lo shaykh 'Abdullah 'Azzam, testimoniano del suo coraggio di dire la verità, a dispetto delle possibili conseguenze, rispettando il comandamento di Allah ('azza waJalla): Proclama con forza quello che ti è stato ordinato e rifuggi dai politeisti (mushrikîn) (Corano XV. Al-Hijr, 94) Egli ricordava a tutti i Musulmani: "I Musulmani non possono essere vinti dagli altri. Noi Musulmani non siamo vinti dai nostri nemici, siamo vinti da noi stessi". Era un modello di buone maniere islamiche nella sua pietà, la sua devozione ad Allah ('azza waJalla) e la sua modestia in ogni cosa. Ascoltava i giovani, praticava il digiuno del Profeta Dâwûd, pace su di lui (ossia digiunava a giorni alterni) e consigliava agli altri di digiunare il lunedì e il giovedì. Era un uomo retto, onesto e virtuoso, non era mai spiacevole, né calunniava gli altri, né parlava di un altro Musulmano. Mentre il Jihâd afghano continuava, riuscì a unificare i diversi gruppi di combattenti. Naturalmente, una tale fierezza dell'Islâm causava un grande sgomento nei nemici di questa religione, ed essi complottarono per eliminarlo. Nel 1989, una quantità mortale di TNT fu posta sotto il pulpito dove egli faceva la khutba (predica) ogni venerdì. Si trattava di una quantità talmente grande da poter distruggere – se fosse esplosa – l'intera moschea con tutti gli occupanti. Centinaia di Musulmani avrebbero potuto essere uccisi, ma Allah ('azza waJalla) li protesse, e la bomba non esplose. Ma i nemici dell'islâm erano ben determinati a compiere la loro orribile missione… Il 24 novembre 1989, a Peshawar, mentre si recava alla preghiera del Jumu'a, fu assassinato da una bomba di 20 kg di tritolo attivata con un dispositivo a distanza.I suoi carissimi figli, Muhammad e Ibrahim, erano con lui, insieme a uno dei figli del defunto shaykh Tamim Adnani. L'esplosione fu talmente forte da essere sentita in tutta la città. La gente uscì dalla moschea e assistette ad una scena terribile. Non restavano altro che i frammenti della vettura. I resti dei corpi dei ragazzi, che erano stati gettati lontano, erano dispersi; in quanto allo shaykh 'Abdullah 'Azzam, il suo corpo era appoggiato ad un muro, intatto e non sfigurato, aveva soltanto un rivolo di sangue che colava dalla sua bocca. Fu sepolto a Pabi, il cimitero degli Shuhadâ. Che Allah l'Altissimo abbia Misericordia di lui, lo accetti tra i Martiri e gli accordi la posizione più elevata nel Paradiso. La lotta che egli rappresentava continua, a dispetto dei nemici dell'Islâm. Non vi è terra di Jihâd, oggi, nel mondo, né un Mujâhid combattente nella Via di Allah, che non sia ispirato dalla vita, dagli insegnamenti e dai lavori dello shaykh 'Abdullah 'Azzam (rahimahullah). Chiediamo ad Allah l'Altissimo di accettare le opere dello shaykh 'Abdullah 'Azzam e di elevarlo ai livelli più alti del Paradiso, e Lo supplichiamo di concedere alla nostra Ummah un maggior numero di Sapienti e Mujâhidîn di questo livello, che traggano le loro conoscenze dai campi di battaglia e non soltanto dai libri, âmîn. Shahâdah |
![]() |
| Outils de la discussion | |
| Modes d'affichage | |
|
|