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Vieux 30/06/2008, 12h54
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Par défaut Al-Ikhlâs


بسم الله الرحمان الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, il Clementissimo

Al-Ikhlâs
(la Sincerità, il Puro Monoteismo)

di shaykh Muhammad ibn Sâlih al-'Uthaymîn
(rahimahullah)



Domanda:

Cosa significa al-Ikhlâs (la Sincerità, il Puro Monoteismo, la Perfezione)? E qual è il giudizio su una persona che cerchi – tramite la sua adorazione – altra cosa (diversa dalla sincerità verso Allah Ta'ala)?


Risposta:
Al-Ikhlâs consiste nel fatto che il servitore cerchi – attraverso l'adorazione – di avvicinarsi ad Allah ('azza waJalla), per venir colmato dei Suoi Benefici. Se il servitore cerca qualcos'altro tramite la sua adorazione, allora bisogna distinguere tra i casi seguenti:

Primo caso:

Se si cerca in questo modo di avvicinarsi ad altri che Allah (subhânaHu waTa'ala), e di guadagnare gli elogi degli uomini tramite tali atti, ciò annulla l'azione (compiuta) e fa parte del politeismo (shirk). Abû Hurayra (radiAllahu 'anhu) riferì che il Messaggero di Allah (sallAllahu 'alayhi waSallam) disse: "Allah ('azza waJalla) dice: Non ho alcun bisogno di essere associato a qualcuno. Chiunque compia un'azione in cui Mi associ a qualcuno, Lo abbandonerò, lui e il suo politeismo"." (riportato da Bukhârî).

Secondo caso:

Se si cerca in questo modo di raggiungere qualche vantaggio in questo basso mondo, come il potere, la notorietà, le ricchezze, senza cercare di avvicinarsi ad Allah ('azza waJalla) tramite tale adorazione, tale atto non è valido e non avvicinerà ad Allah (Gloria a Lui, l'Altissimo) chi lo compie.

Dice Allah (che Egli sia Esaltato e Magnificato):

مَنْ كَانَ يُرِيدُ الْحَيَاةَ الدُّنْيَا وَزِينَتَهَا نُوَفِّ إِلَيْهِمْ أَعْمَالَهُمْ فِيهَا وَهُمْ فِيهَا لَا يُبْخَسُونَ (15) أُولَئِكَ الَّذِينَ لَيْسَ لَهُمْ فِي الْآَخِرَةِ إِلَّا النَّارُ وَحَبِطَ مَا صَنَعُوا فِيهَا وَبَاطِلٌ مَا كَانُوا يَعْمَلُونَ (16)

Coloro che bramano gli agi della vita terrena, (sappiano che) in essa compenseremo le opere loro e nessuno sarà defraudato. Per loro, nell'altra vita non ci sarà altro che il Fuoco e saranno vanificate le loro azioni (Corano XI. Hûd, 15-16)


La differenza tra il primo e il secondo caso, è che nel primo il soggetto spera di essere lodato per la sua adorazione di Allah ('azza waJalla). Nel secondo caso, invece, non mira ad essere lodato per gli atti di adorazione compiuti, e ciò gli importa poco.

Terzo caso:

Se si cerca di avvicinarsi ad Allah ('azza waJalla), e allo stesso tempo di cogliere i vantaggi materiali che ne possono derivare, come per esempio il fatto di avere l'intenzione – oltre a quella di avvicinarsi ad Allah – di fare dell'esercizio fisico quando si compiono le abluzioni, o di pulirsi dalla sporcizia; oppure approfittare del Pellegrinaggio per visitare i luoghi dei dintorni e incontrare i pellegrini… Tutto ciò diminuisce il valore della sincerità. Se l'intenzione principale è l'adorazione, tale persona non potrà sperare nella ricompensa totale, ma ciò non è un peccato né una disobbedienza, poiché Allah (Gloria a Lui, l'Altissimo) dice a proposito dei pellegrini:

لَيْسَ عَلَيْكُمْ جُنَاحٌ أَنْ تَبْتَغُوا فَضْلًا مِنْ رَبِّكُمْ

Non sarà per nulla peccato se cercherete di guadagnarvi la Grazia del vostro Signore… (Corano II. Al-Baqara, 198)


Ma se l'intenzione principale non è l'adorazione, allora questa persona non riceverà la ricompensa di questa azione nell'Aldilà. La sua sola ricompensa sarà quella che avrà ricavato in questo basso mondo… e temo che si tratti di un peccato, poiché costui avrà utilizzato l'adorazione – che è il più nobile degli obiettivi – come mezzo per raggiungere un beneficio futile di questo basso mondo.

È dunque paragonabile a coloro di cui Allah ('azza waJalla) dice:

وَمِنْهُمْ مَنْ يَلْمِزُكَ فِي الصَّدَقَاتِ فَإِنْ أُعْطُوا مِنْهَا رَضُوا وَإِنْ لَمْ يُعْطَوْا مِنْهَا إِذَا هُمْ يَسْخَطُونَ (58)

Tra loro c'è chi ti critica a proposito delle elemosine: se ne usufruiscono sono contenti, altrimenti si offendono (Corano IX. At-Tawba, 58
)

Abû Hurayra (che Allah sia soddisfatto di lui) riferì: Un uomo chiese: "Oh Messaggero di Allah! Che ne sarà di una persona che abbia intenzione di partecipare al Jihâd allo scopo di acquisire qualche bene materiale?". Il Profeta (sallAllahu 'alayhi waSallam) rispose: "Non avrà alcuna ricompensa" (Abû Dâwûd).

E nei Sahihayn, da 'Umar ibn al-Khattâb (radiAllahu 'anhu), il Profeta (che Allah gli accordi la Grazia e la Pace) disse: "Colui la cui Hijrah (Emigrazione verso la terra dell'Islâm) abbia per scopo un bene materiale o il matrimonio con una donna, la sua Emigrazione gli verrà contata come tale" (Bukhârî e Muslim).

Se le due intenzioni sono allo stesso livello, senza che l'una o l'altra primeggino, allora quest'azione è discutibile… benché l'opinione più corretta sia che essa non verrà ricompensata, così come nel caso in cui una persona compia un'azione per Allah e per qualcun altro allo stesso tempo.

La differenza tra il terzo caso e il secondo, è che lo scopo materiale del caso precedente, si produce nell'ultimo caso come una conseguenza dell'atto di adorazione, ossia l'azione in se stessa induce (anche) il beneficio materiale terreno.

Se qualcuno domandasse: qual è il criterio che permette di sapere se l'intenzione maggioritaria è l'adorazione o qualcos'altro?
Risponderemmo che il criterio è il seguente: se la persona non accorda alcuna importanza a tutto ciò che accade al di fuori dell'adorazione, e non si preoccupa di sapere se ciò si sia prodotto oppure no, questa è la prova che l'intenzione principale è l'adorazione, e viceversa.

Comunque sia, l'intenzione – che è la parola del cuore (Qawlu-l-Qalb) – è di un'importanza estrema e gioca il ruolo principale, poiché può elevare una persona al livello della gente sincera, come può abbassarla al più infimo livello.
Alcuni dei Pii Predecessori (Salaf as-Salih) dicevano: "La più dura battaglia che ho condotto contro la mia anima è stato quando ho voluto obbligarla ad essere sincera".

Chiediamo ad Allah ('azza waJalla) di accordarci la sincerità nell'intenzione, e la rettitudine nelle azioni. Âmîn.


Fonte: Majmû' Fatâwâ waRasâ'il shaykh 'Uthaymîn (1/98-100)
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