posto qui di seguito un'interessante recensione all'articolo della sorella Yvonne, tratta dal blog Kelebek, a firma Miguel Martinez:
domenica, 11 maggio 2008
L'Islam muzakato
Ho l'onore di avere tra i miei link uno al blog di Umm Usama.
Per quanto le sue idee possano essere lontane dalle mie (e lei stessa probabilmente non gradirebbe nemmeno che io parlassi di "idee" nel suo caso), il suo coraggio e la sua onestà meritano tutto il nostro rispetto.
Oggi, Umm Usama pubblica la traduzione di un articolo di Yvonne Ridley, la combattiva ex-giornalista inglese convertita all'Islam.
Tocca il tema cruciale del rapporto tra musica pop, religione e politica.
Le religioni, con la significativa eccezione dell'evangelismo statunitense, vedono notoriamente male tutta la cultura pop (che ricordiamo non significa prodotta dal popolo, ma consumata dal popolo).
Poiché non appartengo ad alcuna religione, la critica religiosa non è la mia. Non ho obiezioni né teologiche né moralistiche alla cultura pop.
Ma vedo un altro problema.
Tutte le forme di cultura pop sono parenti del muzak, l'ipnotico suono di sottofondo che nei supermercati induce agli acquisti. Il muzak - che non a caso prende il proprio nome da un'azienda statunitense - è l'applicazione della tecnologia e della psicologia alla produzione di controllo sociale.
Questo incantamento delle anime si adatta a ogni consumatore possibile, assumendo le forme più adatte; ma il suo contenuto è unico.
Ecco perché non c'è differenza sostanziale tra i prodotti per giovani fumati alternativi, per giovani cattolici o per giovani musulmani.
I dominanti non avrebbero nulla da ridire contro un Islam muzakato.
Tra l'altro, i musulmani muzakati sanno anche che non possono permettersi la spocchia dei figli dei bianchi, che giocano a fare i satanisti o i provocatori.
Per questo la voce di Sami Yusuf, ad esempio, istiga al più stucchevole sentimentalismo piccolo borghese (o gran proletario), dove Dio assurge al ruolo di custode e garante affettuoso della normalità.
Yvonne Ridley coglie molto bene questo aspetto (anche se - come è ovviamente suo diritto - ci mette di mezzo anche una critica su basi religiose), e lo stretto legame che esiste tra merce musicale, sistema dei concerti, vacuo giovanilismo e complicità con il massacro e il terrore planetario.
Ecco perché il conflitto non passa tra le religioni, e nemmeno tra le religioni e la "laicità", ma dentro ogni religione.
Fine del mio commento, adesso ascoltiamo Yvonne Ridley.
Miguel Martinez